Campi Flegrei – Napoli

Anfiteatro Flavio

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L’Anfiteatro Flavio è uno dei due anfiteatri romani esistenti a Pozzuoli e risale alla seconda metà del I secolo d.C.

La sua costruzione è stata attribuita agli stessi architetti del Colosseo, del quale è di poco successivo. Alcuni testi riportano la sua edificazione sotto Vespasiano e la sua inaugurazione probabilmente sotto Tito. Secondo alcuni studiosi la presenza di muratura realizzata con la tecnica dell’opus reticulatum farebbe pensare ad una sua realizzazione sotto Nerone. La tecnica muraria comprende, tuttavia, anche l’utilizzo di laterizi; inoltre, il ritrovamento di un’iscrizione epigrafica che recita “Colonia Flavia Augusta/Puteolana pecunia sua” (la Colonia Flavia Augusta costruì a sue spese) ed il fatto stesso che la tipologia dell’anfiteatro puteolano è del tutto simile a quella del Colosseo darebbero ragione ad una collocazione cronologica del monumento in età Flavia.

Gli scavi archeologici ebbero inizio nel 1839 e si conclusero alla fine dello stesso secolo ma solo nel 1947, a seguito di una nuova campagna di scavo, il monumento fu definitivamente liberato dai detriti che si erano accumulati nel corso degli anni.

Durante le persecuzioni di Diocleziano nell’aprile 305 d.C. i martiri: Gennaro, Festo, Desiderio e Sossio vennero condannati ad essere sbranati nell’Anfiteatro. Il giorno dopo tuttavia per l’assenza del governatore stesso oppure, secondo altri, perché si era accorto che il popolo dimostrava simpatia verso i condannati e quindi per evitare disordini, il supplizio fu sospeso. Secondo la tradizione invece il supplizio fu mutato per l’avvenimento di un miracolo: infatti le fiere si inginocchiarono al cospetto dei quattro condannati dopo una benedizione fatta da Gennaro. Furono poi decapitati nei pressi della Solfatara insieme ai puteolani Procolo, Eutiche e Aucuzio. A ricordo della loro permanenza nell’anfiteatro intorno al XVII – XVIII secolo la cella dove furono rinchiusi prima dell’escuzione divenne una cappella dedicata al culto dei santi lì imprigionati, soprattutto a quello di San Gennaro, al quale è stata intitolata. Fu decorata con un altare maiolicato e una statua in ceramica raffigurante i santi Gennaro e Procolo che si abbracciano. Purtroppo oggi è totalmente abbandonata ed a rischio di crollo.

 La struttura, di pianta ellittica, misura 149 x 116 metri. All’esterno la facciata, che comprende tre ordini di arcate sovrapposti poggianti su pilastri e sormontati da un attico, era in origine preceduta da un portico ellittico impiantato su di una platea di lastroni in travertino i cui pilastri originari in piperno ornati da semicolonne vennero in seguito rinforzati con grandi pilastri in laterizio. All’interno, al quale si accedeva mediante i quattro ingressi principali o attraverso altri dodici secondari, c’è l’arena, sul cui perimetro si aprivano diverse botole, anche lungo la “fossa scenica”, le quali venivano chiuse con tavole di legno durante gli spettacoli e da dove le belve (tigri, leoni e giraffe) facevano la loro entrata. La cavea, divisa in tre livelli di gradinate (ima, media e summa), permetteva di contenere fino a 40.000 spettatori. Nei sotterranei, posti a circa 7 metri di profondità, sono tuttora visibili parti degli ingranaggi per sollevare le gabbie che portavano sull’arena belve feroci e probabilmente altri elementi di scenografia degli spettacoli.

 Orario d’ingresso:

 Aperto dalle 9.00 fino ad un’ora prima del tramonto. L’ingresso è consentito fino ad un’ora prima della chiusura.

 Chiuso il martedì.

Biglietti:

 Intero: € 4.00

  Ridotto per i cittadini dell’UE tra 18 e i 25 anni non compiuti e per i possessori di >artecard: € 2.00

 Gratuito per i cittadini dell’UE sotto i 18 e sopra i 65 anni.

 Informazioni:

  tel. 848800288

+39 06 39967050 (dai cellulari e dall’estero)

 

9 aprile 2014 |

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